Assemblea regionale del Pd. Passata o soltanto rinviata la tempesta?

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Assemblea regionale del Pd. Passata o soltanto rinviata la tempesta?

Dopo le polemiche e i commenti che hanno accompagnato il pre e il post rinvio dell’assemblea, vorrei provare a dire la mia su ciò che è accaduto.

Oggi la gran parte degli iscritti al Pd chiede, vuole e pretende che ci sia una pacificazione, e vuole che i propri uomini eletti nelle varie istituzioni lavorino solo ed esclusivamente per la Sardegna. Una piccola minoranza tuttavia pensa ancora al passato, e vorrebbe il cosiddetto scontro finale. Lo abbiamo intravisto anche con l’Assemblea Regionale, rinviata opportunamente a settembre.

In questo mese bisogna spiegare la necessità di una pace duratura nel Pd, come quella non lontana che ci ha portato a 5 anni di vittorie. Un Pd diviso, nel quale prevalga esclusivamente la logica dello scontro e la conta fino all’ultimo numero, è l’esatto contrario del partito che i nostri iscritti auspicano e che noi tutti abbiamo sempre immaginato. La situazione attuale può sembrare di difficile soluzione solo se si rinuncia a ragionare sull’unico obiettivo che la stragrande maggioranza di noi chiede ed auspica: ovvero arrivare uniti ad un Congresso nel quale gli iscritti e gli elettori possano scegliere direttamente la loro guida.

Pensare che quella che dovrebbe essere solo una fase di passaggio, una transizione, una sorta di preparazione al percorso per la scelta del nuovo segretario, si trasformi invece in una sorta di resa dei conti, non serve realmente a nessuno.

Ho pensato a lungo in questi giorni al dibattito che si è sviluppato dopo le dimissioni di Renato Soru da Segretario ed ho pensato anche alle sue parole ad Oristano. Senza intenti polemici, temo sia riuscito ad ottenere l’esatto contrario di quello che pensava nel momento in cui ha formulato il suo intervento.

Ho avuto l’impressione che, forse inconsapevolmente, abbia voluto togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Forse cercava di individuare le cause ed i precisi responsabili della situazione che si è venuta a creare, ed invece ha suscitato una naturale e giusta reazione di tanti giovani, e non solo, che in questo partito hanno creduto e credono, alcuni dei quali molto vicini a lui. Risorse umane reali, spendibili per il futuro ma anche nel presente, che non vogliono combattere guerre che non gli appartengono, che non vogliono discutere su cosa sia accaduto nel 2007 o nelle precedenti esperienze del governo regionale, che non vogliono essere strumento di questa o quella resa dei conti ma vogliono dare un proprio contributo, anche in prima persona, assumendosi responsabilità chiare e dirette. Penso che nel recente passato abbiamo tutti perso qualche buona occasione, qualcuno per fare un necessario passo indietro, altri per farne qualcuno in avanti.

Ora, dunque, con questa consapevolezza, cerchiamo di puntare a risultati ed obiettivi alti, invece di ragionare su rancori passati, su vendette future, cercando di non far passare gli altri come assetati di poltrone e potere, senza guardare a cosa si è fatto, o non fatto. Nessuno è legittimato a dare colpe agli altri sentendosi immune dalle proprie. Ma soprattutto, fuori dai nostri organismi dirigenti, a pochi interessano le nostre colpe.

Ripeto, a noi tutti viene chiesto di lavorare per il bene della Sardegna. E allora cerchiamo di ascoltare quella parte di iscritti ed elettori che a gran voce, ed in grande maggioranza, ci chiedono di arrivare uniti ad un nuovo Congresso: è l’occasione che abbiamo per renderci credibili e per dare seguito a quello che tutti volevamo quando anche in Sardegna è nato il Partito Democratico.

Abbiamo bisogno di pace, costruiamola insieme.