“Capitale Sociale e povertà della Sardegna”. Quando la ricerca supporta gli interventi

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È stato presentato questo pomeriggio, nella sede della Fondazione di Sardegna a Cagliari, il XIII Rapporto dell’Osservatorio sull’economia sociale e civile in Sardegna curato dallo IARES – Istituto di ricerca regionale delle Acli.

Lo studio, condotto su un campione di circa 500 persone, ha permesso ai ricercatori di scattare una fotografia che ritrae la situazione sociale ed economica dell’Isola. Partendo dal concetto di Capitale Sociale, l’analisi ha costruito degli indicatori in grado di misurare la dotazione di capitale sociale e le condizioni di svantaggio economico delle famiglie sarde. L’obiettivo finale della ricerca era quello di capire, appunto, come il capitale sociale è influenzato da una condizione di svantaggio economico e, parimenti, se condizioni di svantaggio economico influenzano il flusso di capitale sociale.

Ma se il capitale sociale è costituito dal patrimonio di beni relazionali non strumentali e dell’impegno civico; la povertà è la privazione oggettiva di opportunità che deriva da difficoltà economiche non rappresentate solo dal reddito. C’è allora un nesso tra capitale sociale e povertà; ma la povertà non è solo economica. Siamo davanti alla povertà anche laddove c’è eccesso di disuguaglianza, non c’è accesso all’istruzione e alla formazione, quando non c’è lavoro nei territori.

Da qui, lo studio allarga poi la sua prospettiva e si innesta sul piano concreto delle azioni politiche e di progettazione di interventi di contrasto della povertà, a partire dagli ambiti territoriali in cui è organizzato il welfare sardo.

Un buon lavoro è stato fatto dal Consiglio regionale, in tal senso, accogliendo dati e suggerimenti come questi e portando avanti un discorso come quello del Reis. Il Reis, ad esempio, non è un intervento di tipo soltanto economico ma è strutturale e culturale ed è aggiuntivo al SIA, che è lo strumento nazionale, chi accede al Reis accede anche al SIA – solo per il 2018, sono stati raggiunti 14 mila nuclei familiari.

Si tratta di dati la cui conoscenza andrebbe promossa negli anni a venire, come è stato fatto in passato: questo rapporto IARES deve diventare una pista di lavoro.