Come cambia il lavoro femminile in Sardegna. Dal convegno “Donne e discriminazioni”, dalla conciliazione vita-lavoro ai congedi parentali

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Donne e discriminazioni è il titolo del convegno che si è tenuto ieri a Pirri, nei locali della Ex Distilleria, organizzato dalla Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Cagliari Tiziana Putzolu. Si è parlato del lavoro delle donne e di come pur con un aumento dell’occupazione femminile – passata dal 42,8% al 46,6% rispetto ad un anno fa (dati Istat) – il tasso di natalità resti ancora basso – 6,1 bambini nati all’anno ogni 1000 abitanti (dati Istat). C’è da chiedersi allora, e la risposta c’è già, se il problema della denatalità possa essere legato anche alle difficoltà che le madri lavoratrici incontrano nel conciliare la propria vita familiare con la vita lavorativa.

Nella proposta di legge sulla famiglia, depositata in Consiglio regionale (n.385 del 2/12/2016), abbiamo previsto un supporto proprio in questa direzione, facendo sì che la Regione Sardegna “promuova la stipula di accordi tra le organizzazioni imprenditoriali e sindacali che prevedono forme di articolazione delle attività lavorative tendenti a conciliare tempi di vita e di lavoro con le esigenze del nucleo familiare”.

La conciliazione vita-lavoro non deve essere vista come un traguardo fuori dalla nostra portata. Nel settembre del 2016, il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione “Creazione di condizioni del mercato del lavoro favorevoli all’equilibrio tra vita privata e vita professionale”, per una “work-life balance” che definisce appunto quest’ultima come un diritto.

Donne, madri ma anche uomini e padri perché anche i papà hanno diritto a del tempo da dedicare ai propri figli. La questione, infatti, riguarda anche loro e il congedo di paternità, laddove anche i giorni previsti in questo caso, in Italia, rimangono tra i più bassi d’Europa – 4 giorni più uno non obbligatorio – a fronte dei 54 giorni della Finlandia ma anche dei 10 giorni di Francia e Svezia.

Ancora, l’impegno familiare – molto spesso a carico delle donne- è anche quello della cura di familiari che necessitano di assistenza continua. Il riconoscimento e la tutela dei care giver, uomini e donne, sono stati anch’essi al centro della proposta di legge regionale che ha previsto il pagamento di una “polizza assicurativa per la copertura dei rischi infortunistici casalinghi, di cui alla legge 3 dicembre 1999, n. 493 (Norme per la tutela della salute nelle abitazioni e istituzione dell’assicurazione contro gli infortuni domestici), del membro della famiglia che svolge esclusivamente attività lavorativa domestica, con reddito superiore a quello di esenzione già stabilito dalla norma statale, secondo limiti e criteri definiti dalla Giunta regionale”.