Dieci obiettivi per raggiungere la parità di genere

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Il Partito democratico è la principale forza progressista della politica italiana. Alla luce di un ruolo così rilevante non si può negare che la composizione dell’attuale Governo Draghi e l’assenza nell’esecutivo di donne del Pd costituiscano una ferita ancora aperta per tutto il partito.

La partecipazione delle donne alla vita politica e sociale di un Paese non può certo esaurirsi in una mera questione di nomine, ma è anche vero che le stesse nomine sono la cartina di tornasole di una situazione, anche interna al Partito Democratico, che registra – così come tutti gli altri partiti – una sproporzione importante tra il peso politico di donne e uomini.

Va detto però che il Pd è anche quella forza politica, forse l’unica, che come nessun altra riesce a trarre insegnamento e giovamento dal proprio vissuto e dai propri errori. Questo avviene perché il dibattito interno è vivo, aperto e libero. E a tal proposito fa piacere registrare in questi giorni una netta azione di autocritica e analisi interna che potrebbe portare il partito a diventare davvero nei prossimi anni un esempio di partecipazione femminile alla cosa pubblica.

In un documento interno il partito ha deciso di darsi dieci obiettivi, da perseguire da qui ai prossimi anni, per raggiungere la parità di genere. Nel testo si parla di selezione equa dei gruppi dirigenti locali, regionali e nazionali, attuazione del principio, di promozione delle politiche di genere, di aumento della formazione e dell’occupazione in ambito tecnico scientifico, dell’eliminazione degli stereotipi già in età scolare, della promozione di politiche di genere in regioni e comuni, di togliere il simbolo del Pd da iniziative pubbliche in cui i relatori siano tutti uomini, di una mobilitazione che l’8 marzo coinvolga i circoli in questa riflessione e di favorire e sostenere con ogni mezzo la candidatura di donne al vertice delle amministrazioni comunali sin dalle prossime elezioni amministrative.

Il primo atto che il Pd potrebbe realizzare per dimostrare un sensibile cambio di passo in tal senso è quello di nominare subito una vice segretaria donna. Una richiesta avanzata dalle donne del partito e che sarebbe senz’altro un ottimo segnale di come il Pd abbia intenzione di diventare punto di riferimento nel Paese per la partecipazione politica del genere femminile.

Credo che questo sia un ottimo punto di  partenza per dimostrare sia la capacità di ascolto del Pd nei confronti del Paese, sia la vivacità e l’utilità del dibattito interno.