Fondi insufficienti per comunità che ospitano minori. Tariffario regionale da rivedere

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La pandemia in corso ha causato un aggravio economico importante per le strutture e le comunità che ospitano i minori e il sistema tariffario regionale non è sufficiente a reintegrare i loro sforzi. Inoltre la banca dati regionale delle strutture accreditate risulta non aggiornata e diversi centri, seppur in funzione e meritevoli, rischiano di non poter essere scelti dagli enti locali perché non ancora inseriti in elenco.
L’emergenza sanitaria in corso da marzo 2020 ha imposto alle comunità un investimento nettamente superiore in risorse umane e professionali specifiche rispetto al passato in considerazione della chiusura delle scuole e dell’avvio della didattica a distanza e le comunità per minori si sono trovate a dover gestire i minori e le minori ospiti h 24 senza il supporto dei servizi presenti sul territorio, con un aggravio di spesa che necessita di essere riconosciuto.
Dal 2008 al 2013 l’assessorato competente ha aperto tavoli di confronto con i referenti delle strutture per minori, all’interno dei quali è stata rappresentata la varietà dei servizi esistenti sul
territorio regionale e indicata con precisione anche la differenziazione dell’offerta dei programmi, dei progetti e dell’assistenza attraverso operatori professionali, specialisti vari quali psicologi, pedagogisti e di specialisti vari quali logopedisti etc. che determina una notevole variazione di costi da struttura a struttura. Fin da allora emerse chiaramente come le comunità di accoglienza per minori devono sostenere costi di gran lunga maggiori rispetto quelle di accoglienza di mamma e bambino. Tuttavia il sistema tariffario regionale non prevede la giusta diversificazione a seconda dei differenti servizi offerti, omologando in tal modo tutte le strutture. Appare evidente l’inadeguatezza dell’attuale sistema tariffario.
C’è inoltre il problema della banca dati regionale non aggiornata. La banca dati è lo strumento individuato per mettere a disposizione dei comuni, dei PLUS, di Province e Regione, un quadro aggiornato delle strutture in attività nel territorio e aggiornato in merito ai servizi offerti e ai soggetti tutelati. In una recentissima delibera di Giunta viene riconosciuto il carattere parziale delle informazioni contenute nella banca dati. L’aspetto più preoccupante è che risulterebbero inserite comunità che hanno cessato l’attività già da tempo e mancano invece, nell’elenco, diverse strutture che risultano essere in piena attività.
Chiediamo al presidente Christian Solinas e all’assessore dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale Mario Nieddu se siano a conoscenza di tutte queste criticità, quali siano stati i criteri di inserimento nella banca dati e in quale modo intendano considerare le strutture attualmente non ricomprese dalla mappatura e regolarmente autorizzate e funzionanti. Inoltre vorremmo sapere se non valutino appropriato riconsiderare il sistema tariffario adeguandone i criteri e gli importi ai differenti servizi realmente offerti, se non sia da stimare necessaria una integrazione delle tariffe rispetto al periodo marzo 2020-gennaio 2021e se non reputino corretto inserire a pieno titolo tra le strutture a ciclo diurno autorizzate tramite SUAPE i Centri di aggregazione sociale, i Centri socioeducativi diurni e i Centri famiglia. Infine chiediamo se non sia da ritenersi utile, ai fini del dialogo e della necessaria collaborazione tra Istituzione e le Associazioni delle Comunità titolari di interesse sociale generale e in particolare dei minori da esse tutelati, la riconvocazione di tavoli di confronto al fine di meglio modulare le disposizioni sulle necessità e servizi reali offerti e così riattivare una buona prassi di ascolto e intesa